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      - Voi, fratello Sancio, disse Carrasco, avete parlato come uomo da cattedra; confidate pure in Dio e nel signor don Chisciotte, che egli vi donerà un regno nonché un'isola.
      - Tanto mi fa l'uno come l'altra, rispose Sancio; e so dire al signor Carrasco che se il mio padrone darà un regno a me non lo avrà messo per questo in un sacco rotto; ed io già mi ho tastato il polso ben bene, e mi trovo forte quanto basta per mettermi alla testa di regni ed al governo d'isole; cosa che ho già replicamente detto al mio padrone.
      - State, o Sancio, sopra voi stesso, disse Sansone, ché gli offìci mutano i costumi; e potrebbe accadere che trovandovi fatto governatore non conosciate più la madre che vi ha partorito.
      - Questo si ha da dire, rispose Sancio, a chi è nato nei deserti, e non ha l'anima unta con quattro dita di sugna da cristiano vecchio come la tengo io: né io sono uomo a cui si possa dare meritamente la taccia d'ingrato verso chicchessia.
      - Piaccia a Dio che sia così, disse allora don Chisciotte e ne avremo la prova quando venga l'ora del governo, e che già mi pare di averlo dinanzi agli occhi...»
      Ciò detto, pregò il baccelliere che s'egli era poeta volesse comporgli qualche verso che trattasse del commiato che pensava pigliar dalla sua signora Dulcinea del Toboso, coll'avvertenza di cominciare ogni riga con una lettera del nome di lei, di maniera che, unendo la prima lettera d'ogni verso, si leggesse Dulcinea del Toboso. Il baccelliere rispose che quantunque non fosse uno dei rinomati poeti viventi in Ispagna (i quali, a parer suo, non oltrepassavano il numero di tre e mezzo), non lascerebbe di comporre in tal metro, se non che la sua composizione trovato avrebbe grandi ostacoli a cagion che le lettere contenute in quel nome erano diciassette, e componendo quattro castigliane di quattro versi sopravvanza una lettera, e se di cinque (che si chiamano decine o ridondiglie) mancavano tre lettere; contuttociò procurerebbe d'incastrare una lettera dove meglio credesse per modo che nelle quattro castigliane si racchiudesse il nome di Dulcinea del Toboso.


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Don Chisciotte della Mancia
di Miguel de Cervantes Saavedra
Edoardo Perino
1888 pagine 1298

   





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