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      Il contadino, che si presumeva di essere cortese e bene creato, non voleva consentirvi, sicché stizzito il cittadino, e postegli ambe le mani sopra le spalle, lo fece sedere per forza, dicendogli: Siedi, ignorantone, che in qualunque posto io mi metta, io sarò sempre il solo capo di tavola. Questo è il racconto che spero certo di non aver fatto fuori di proposito.»
      Don Chisciotte diventò di mille colori, e sino anche sopra la bruna sua tinta naturale tralucevano e campeggiavano. I commensali dissimularono le risa perché egli non montasse in collera, compresa avendo la malizia di Sancio. A fine pertanto di cambiar discorso e impedire a Sancio di tirare innanzi coi suoi spropositi, domandò la duchessa a don Chisciotte che nuove egli recasse della signora Dulcinea, e se in quei giorni le avesse mandato qualche presente di giganti o di malandrini, dei quali egli aveva vinto e soggiogato così gran numero. Cui don Chisciotte rispose:
      - Signora mia, le sventure cominciarono pur troppo a percuotermi, e vi ha apparenza che non avranno mai fine. E giganti domati e maliardi e malandrini ho inviati a lei; ma dove l'avevano mai a trovare se stassi incantata e trasformata nella più schifosa contadina che possa mai pensarsi?
      - Non lo direi io, soggiunse Sancio, e quanto a me mi pare la più bella creatura del mondo, almeno nella lestezza e nel saltare particolarmente che non la cederebbe al più lesto saltatore della Spagna; e mi creda, signora duchessa, in fede mia che salta dalla terra sopra la sua asina come se fosse un gatto.


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Don Chisciotte della Mancia
di Miguel de Cervantes Saavedra
Edoardo Perino
1888 pagine 1298

   





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