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      Alla fine, ella ritardò la sua rientrata in casa; non si fece piú trovare. Fu il licenziamento completo.
      Mario e Pippo, dal canto loro, si erano resi irreperibili. Si sarebbe detto che l'accensione dei fanali pubblici producesse l'effetto di bandirli da via Torre Argentina. I Furlin ci subodorarono l'occulta influenza della cognata; glie ne chiesero spiegazione, con delle domande a doppio senso. Ma come seppe risponder, lei! di Mario non sapeva nulla: forse egli aveva qualche intriguccio segreto. In quanto a Pippo, si divertiva. Andava al caffè; aveva preso il gusto del teatro. Povero Pippo! era ben giusto che si divertisse un pochino!...
      Se i Furlin avessero potuto parlare!... Spasimavano, ruggivano nella loro rabbia di schiavi incatenati; sentivano tutta la rude pesantezza del giogo, che la cognata teneva loro sul collo. Dire ch'essi dovevano vedere, tacere, soffrire, ingozzar tutto, senza avere un mezzo di schiacciar la testa alla vipera! E tuttavia, una parola sola sarebbe bastata per perderla, se il loro interesse non avesse imposto un silenzio assoluto e guardingo; un contegno di cani bastonati che leccano la mano a chi li percuote.
      Ne sapevano di belle! La decadenza ed il disonore piombavano sulla casa Ferramonti. Le relazioni adultere di Mario e d'Irene rendevansi manifeste, sfidando la pubblica opinione. Quello che rivoltava di piú, era l'acconciarsi di Pippo allo sfregio. I Furlin spiavano la cognata per mezzo delle sue donne di servizio; raccolsero cosí un monte d'infamie; impararono ch'ella non aveva piú voluto dormire col marito e che lo aveva mandato a letto, solo, in una stanzuccia la piú lontana nell'appartamento dalla camera coniugale.


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L'eredità Ferramonti
di Gaetano Carlo Chelli
pagine 243

   





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