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      Ma, secondo l'umore, o s'infuriava, o rideva sul viso alla gente, che lo consigliava ad aversi riguardo ed a sentir qualche medico. Lui commettere di simili spropositi? Che! Voleva accompagnare a Campo Verano mezza Roma, lui! E sapeva benissimo da sé, quel che doveva fare.
      Non affliggeva piú la nuora con delle malinconie, ed ella, incantata di vederlo sempre, inalterabilmente felice, non si spaventava troppo de' suoi incomodi, che non gl'impedivano di mostrarsi ringiovanito, crapulone, con uno stomaco di struzzo. Oltre a ciò, ella aveva scoperto che la volpe vecchia si serviva appunto dei suoi fumi al cervello, per indurla con quel mezzo ad accordargli un favore sempre negatogli in circostanze diverse. Sissignore: poiché lei non gli dormiva in casa se non quando era o si diceva ammalato, bastava una leggera vertigine perché egli ne facesse un caso d'accidente mortale, e si trascinasse dietro le gambe per tre o quattro giorni, con un viso d'agonia. Ma chi non avrebbe recitato la stessa commedia, al posto suo? C'erano troppi guadagni: la nuoruccia non si limitava a stargli appresso soltanto il giorno, con le sue mille carezze da gattina amorosa: anche la sera ell'era presente, piú bella, piú affettuosa che mai, nelle ore lunghe e raccolte in cui cessano i rumori esterni, e le intimità solleticano piú dilettosamente la pelle ed il cuore. Lei non aveva mai voluto assisterlo nel mettersi in letto; ma non appena lo sapeva sotto le coltri, ricompariva per susurrargli la ninna, con gentili chiacchierate, che lo crogiolavano in una ineffabile beatitudine.


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L'eredità Ferramonti
di Gaetano Carlo Chelli
pagine 243

   





Campo Verano Roma