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      Costui fu generosamente ricoverato da un farmacista, e si salṿ, fuggendo travestito, dall'ira di quel popolo il quale contro di lui sarebbe forse stato implacabile.
      Per alcuni giorni Gibellina rimase assolutamente senza forza e senza autorità; eppure non vennero molestati coloro, che erano considerati come i veri promotori dell'eccidio!
      A Gibellina si sa almeno su chi fare ricadere la colpa immediata della catastrofe. Il capitano Macchi allontaṇ da sè la responsabilità dell'accaduto; e non gliene spetta, poichè è voce generale da nessuno sinora smentita, che il fuoco venne ordinato del delegato di P. S. affacciatosi dal balcone del Municipio. Il luogotenente che in piazza trovavasi alla testa dei 35 soldati credendo che l'ordine fosse partito del capitano comanḍ il fuoco. Per colmo di odiosità le guardie campestri, ligie al sindaco, nascoste in un campanile vicino - cị che farebbe supporre una certa premeditazione - tirarono ripetutamente sulla folla.
      Quando le autorità governative ripresero possesso del disgraziato paese dove regnava lo squallore, si fecero arresti in massa e si vuole che la maggior parte degli arresti avvenissero nelle file dell'opposizione e su di una lista compilata dal partito che stava al potere.
      Dopo tali disgraziati avvenimenti, l'odio e la diffidenza dei contadini contro li cappedda si sono accresciuti in modo terribile; tanto che essi sfuggirono come un leproso un inviato da un comitato di Palermo, che v'era andato a fare un'inchiesta per poter distribuire dei soccorsi alle vittime.


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Gli avvenimenti di Sicilia e le loro cause
di Napoleone Colajanni
Sandron Palermo
1895 pagine 444

   





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