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      Il Bertagnolli, prefetto di Girgenti, volendo evitare tumulti telegrafò al sindaco avv. Falcone perchè riunisse il Consiglio e abolisse il dazio sulla farina. Il Sindaco giustamente preoccupato dalla impossibilità in cui si sarebbe trovato di far fronte alle spese e delle conseguenze della lite che l'appaltatore avrebbe intentato al Comune, nè volendo assumersi l'odiosità dei tumulti, dignitosamente telegrafò al Prefetto: «Il governo, causa unica del disagio economico e del malcontento della popolazione in Sicilia, riversa la responsabilità sulle amministrazioni comunali. Protesto e rassegno le mie dimissioni.»
      Quelle pressioni si fecero in vista della possibilità di tumulti; ma non fu diversa la condotta quando i tumulti erano avvenuti.
      Così in ottobre la mite e tranquilla Siracusa prende l'iniziativa di questo movimento anti-amministrativo ed anti-fiscale con un manifesto operaio contro le tasse e specialmente per la soppressione delle tasse di rivendita. Il Prefetto e la Giunta comunale promettono di ridurle, dichiarando che non possono sopprimerle perchè altrimenti non verrebbe approvata dalla Giunta amministrativa, la sovrimposta fondiaria. Avviene una dimostrazione: si chiudono i negozi, si assalta il Municipio, si distruggono arredi e mobili, si tenta d'incendiare gli archivi. Sedato il tumulto il Consiglio approva i provvedimenti promessi dalla Giunta. La vittoria rimane ai tumultuanti.
      Ma i fatti ch'ebbero maggiori conseguenze e che furono straordinariamente contagiosi avvennero a Partinico.


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Gli avvenimenti di Sicilia e le loro cause
di Napoleone Colajanni
Sandron Palermo
1895 pagine 444

   





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