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      Nessuno poteva disconvenire su tali apprezzamenti della situazione; e quanti sentirono i suoi propositi non potevano che approvarlo e lodarlo, non esitando anche di fargli comprendere, che il compimento di tale opera avrebbe potuto chiudere splendidamente la sua vita politica, ed acquistargli benemerenze maggiori di quelle che gli vennero dallo sbarco di Marsala.
      Ma la grave situazione del momento imponeva provvedimenti immediati che dovevano essere presi piuttosto oggi, che domani. Ed egli non poteva prenderne da solo e immediatamente che sul terreno politico-amministrativo; e annunziò che li avrebbe presi. Egli avvertiva, che spesso ad impedire che si ricorresse all'uso delle armi bastava spiegare le forze in proporzioni imponenti, perciò sentiva il bisogno d'inviare immediatamente molte truppe in Sicilia, non per fare a quelle popolazioni la cura del piombo, ma per incutere timore e far convinti i riottosi che il governo avrebbe saputo e potuto reprimere energicamente e prontamente. Per quanto il contatto tra soldati e cittadini eccitati sia riuscito sempre pericoloso, pure è duopo convenire che lo spiegamento di grandi forze di fronte alle popolazioni in fermento riesce meno dannoso dello invio di piccoli distaccamenti, che - per paura di vedersi sopraffatti dal numero stragrande dei cittadini anche inermi - si sentono trascinati, quasi da legittima difesa, a far fuoco. E fu questo proprio il caso a Caltavuturo, a Giardinello, a Pietraperzia, a Gibellina, a Santa-Caterina Villarmosa, dove chi comandava i soldati credette di salvare la propria vita colle scariche micidiali contro le inermi popolazioni.


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Gli avvenimenti di Sicilia e le loro cause
di Napoleone Colajanni
Sandron Palermo
1895 pagine 444

   





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