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      I primi atti, le prime parole e i primi scritti dell'on. Crispi - che M. Imbriani nella discussione delle leggi antianarchiche paragonò al convenzionale Fouchet - dimostrarono che egli si era posto su di una china pericolosa, che doveva percorrere intera, procurandogli le più amare ed incontrastabili smentite, più che dagli avversarî, dalle risultanze dei processi e dai fatti indiscutibili.
      La violenza del linguaggio e la esagerazione iperbolica cominciarono a far capolino nella relazione dell'on. Crispi, che precede il decreto di proclamazione dello Stato di assedio, nella quale è detto: i moti furono provocati da gente dedita ad ogni sorta di delitti; saccheggi, incendî, rapine si commisero in QUASI TUTTI i comuni dell'isola. Poi, considera Molinari e Lombardino come esseri inferiori a Ninco-Nanco ed a Cipriano La Gala. E supera qualunque aspettativa quando ad un delicato appello d'Imbriani al suo cuore di padre in favore di Maria De Felice, risponde: quella è la figlia di un malfattore! La Camera riverente, per non dire servile, verso il presidente del Consiglio rimase profondamente addolorata di questa risposta... inqualificabile, e consentì, a proposta di Cavallotti, ch'essa venisse cancellata dal resoconto ufficiale: la massima censura che può infliggersi ad un oratore e che venne inflitta all'on. Crispi; il quale voleva esser punito più severamente dall'on. Agnini, che si oppose alla proposta Cavallotti, chiedendo che rimanesse constatata nel processo verbale, ad edificazione dei posteri, la frase che disonorava soltanto chi l'aveva pronunziata.


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Gli avvenimenti di Sicilia e le loro cause
di Napoleone Colajanni
Sandron Palermo
1895 pagine 444

   





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