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      Quando poi si considera che l'avidità del fisco italiano è la grande e generale causa della espropriazione e della graduale scomparsa della piccola e media proprietà si deve riconoscere che gli sforzi legislativi per creare l'una e l'altra sono un perditempo, anzi una crudele ironia e che è perfettamente inutile pensare a fare colla mano destra ciò che la sinistra deve affrettarsi a distrurre. E chiunque ha fior di senno e non si lascia mistificare dalle apparenze e dalle parole, dopo avere esaminato i provvedimenti ch'erano contenuti nella legge agraria dell'onorevole Crispi, meschinamente inspirati al concetto dell'Homestead, per ovviare al riassorbimento nel latifondo della piccola proprietà, dovrà coscienziosamente riconoscere che essi non corrispondono affatto allo scopo. Meglio si riuscirebbe con una politica generale casalinga ed economica.
      Accanto alla questione agraria in Sicilia ce n'è una mineraria ancora più acuta. Nulla per essa, proprio nulla, ha fatto mai il governo italiano, che in questo di tanto si mostra inferiore al governo borbonico. E quanto ci sarebbe da fare risulta dai due progetti d'iniziativa parlamentare presentati l'uno dall'on. Ippolito De Luca e l'altro da me, nonchè dalle proposte della Sotto commissione dei Deputati Siciliani (Di Rudinì, Di San Giuliano, Colajanni). È da notarsi, per aggravare la enorme responsabilità del governo nella quistione mineraria, che la Sicilia non chiede alcun sacrifizio pecuniario al resto dell'Italia, a tutti i contribuenti; essa non chiede se non ciò che le spetta di pieno diritto; essa chiede che venga consacrato all'industria zolfifera ciò che questa dà allo Stato e che lo Stato indebitamente prende, cioè il prodotto del dazio di esportazione sugli zolfi.


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Gli avvenimenti di Sicilia e le loro cause
di Napoleone Colajanni
Sandron Palermo
1895 pagine 444

   





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