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      Riferita questa risposta al mandante sig. Serpi furono la dimani di ritorno al carcere di San Filippo col patrocinatore signor Camillo Orlando e colla madre della ragazza per chiedere al Bommarito di quanto volesse dotare la figlia, e, quando ebbero saputo che questi le avrebbe assegnate solo onze 500, e furono da parte del Serpi rimandati a chiedere di piú; dopo insistenze e minacce, che tendevano a vincolare sempre meglio il Bommarito alla data promessa, ottennero altre onze 100 delle quali si prometteva la madre.
      «A questo fatto tennero dietro due requisitorie del Butta che dichiaravano non esser luogo a procedimento penale né contro i Bommarito né contro i Palazzolo. Dietro a che il Vito fu sciolto dalla sua detenzione per mandato che il sig. Amodini emise tre giorni dopo le risoluzioni del Regio Procuratore.
      «A questo punto cominciò il Palazzolo a frequentare in Favarotta la casa del Bommarito, ove, invece di amore nella ambita sposa, trovava segni apparenti di ripugnanza nella giovane tredicenne, cui il sangue dei propri parenti e gli attentati alla vita del padre non potevano destarle simpatia per la famiglia che rivaleggiò con la sua. E qui i genitori, dolenti della freddezza colla quale essa rispondeva alle tenerezze dello sposo, cercavano di abbonirne l'animo esasperato e, per amore alla pace della propria famiglia, la scongiuravano e può intendersi con quanta mala voglia, a volere amare il Palazzolo; ma invano: la giovane non poteva sentire per lo impostole fidanzato, e respingeva gli assidui consigli che tendevano a renderle caro l'uomo che aborriva.


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La Sicilia dai Borboni ai Sabaudi
(1860-1900)
di Napoleone Colajanni
pagine 91

   





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