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      Tante ribalderie e tale sistema di prepotenze o d'impunità e di complicità, crearono e mantengono l'ambiente della mafia e della camorra. Le gesta della polizia, dei reali carabinieri, della magistratura al di fuori del campo elettorale completano e aggravano l'opera nefasta di demolizione di ogni criterio morale.
      I magistrati sono asserviti in modo degradante ai carabinieri ed alla polizia: la constatazione venne fatta piú volte in Parlamento; l'asservimento venne denunziato da un magistrato in un articolo fierissimo pubblicato da una rivista giuridica. (La Cassazione Unica, n. del 26 novembre 1897).
      La magistratura è corrotta nei rapporti privati ed è servile sino all'abiezione verso il governo e verso chi lo rappresenta – sia esso un prefetto o un semplice birro – «Ora da che cosa dipende, si domandava Depretis l'11 giugno 1875, in Inghilterra il rispetto alla legge ed alla libertà individuale? Solo dalla magistratura!».
      I carabinieri prima erano circondati di rispetto e di stima; ma messisi al servizio della politica elettorale in modo sfacciato e violento hanno perduto la fiducia della popolazione; che li considera come temuti nemici. Essi della mafia hanno adottato i metodi e per combattere gli effetti della mafia bastonano a sangue e torturano con ordigni del Santo Ufficio i detenuti che capitano nelle loro mani. Il Tribunale di Cassino ha condannato in dicembre scorso un maresciallo per aver cagionata la morte di un detenuto in seguito alla tortura inflittagli. I cittadini bastonati tacciono per timore di peggiori vendette, che compiono spesso con false denunzie di oltraggi alla forza pubblica.


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La Sicilia dai Borboni ai Sabaudi
(1860-1900)
di Napoleone Colajanni
pagine 91

   





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