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      Federico vedendosi con pochi a gran disavvantaggio si ridusse a le sbarre et entrò in Vittoria facendo le provvisioni in tanto tumulto possibili; ma i parmesani bruciate e rotte le sbarre e ripari, con gran moltitudine e impeto per forza ancor loro entrorno in Vittoria, tagliando a pezzi quanti glie ne venivano innanzi come disordinati, tra li quali fu messer Taddeo da Sessa nominato di sopra, giudice de la corte imperiale. Federico poi che fu stato un pezzo, vedendo la cosa senza alcun rimedio perduta né si trovando appresso piú di quattordici cavalieri, con essi ne uscí di Vittoria e andò verso il Borgo san Donnino. I parmesani perseverando ne la battaglia feceno gran strage; ma con gran fatica e molta occisione de li lor propri vinsono il carroccio de' cremonesi, il quale fece asperrima e sanguinosa difesa. In ultimo Vittoria fu vinta, e la camera e la capella e la cancellaria e la corona e ogni preziosa cosa de l'imperatore, tutto fu guadagnato da' parmesani a man salva e Vittoria bruciata, e le fosse riempite e spianate; e in loco evidente questi due versi li poseno i parmesani:
     
      Per te, Rex alme, cessit victoria Parmae:
      antiphrasi dicta, cessit victoria victa.
     
      I quali versi tradotti in rima vulgare porriano in questo modo in effetto tradursi:
     
      Per te, Dio, Parma ha la vittoria estinta:
      Vittoria, detta per contrario, è vinta.
     
      Al carroccio de' cremonesi, il quale in vilipendio feceno tirare a li asini in Parma, scrisseno questi altri due versi:
     
      Carrotii flet damna sui miseranda Cremona:


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Compendio de le istorie del Regno di Napoli
di Pandolfo Collenuccio
pagine 444

   





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