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      E a la presenza di Carlo, Iacomo si escusò, con giuramento affermando che senza sua volontá e saputa Federico aveva occupata l'isola di Sicilia, e in segno e comprobazione di questo si offerse esser con Carlo ad aiutarlo a la recuperazione de l'isola. Onde il re Carlo li remise l'offesa, e ancora perdonò a Roggero de la cattura fece di lui e condusselo a li suoi stipendi. Il papa fece confaloniero de la Chiesa Iacomo ad ogni impresa che per Terra Santa si avesse a fare contra saracini e l'investí del regno di Sardegna, dandoli licenza che lo recuperasse di mano de' pisani e di ogni altro occupatore di quello: per la quale investitura poi Alfonso suo primogenito figliuolo con una armata di settanta galee e di molti altri legni tutta quella isola ottenne. Federico, come intese Roggero essersi condotto e accordato con Carlo, li tolse tutti li stati, robbe e dignitá che aveva in Sicilia e ad un suo nepote, di tradimento imputandolo, fece tagliar la testa.
      Ne l'anno poi 1298 avendo apparecchiato Carlo quaranta galee, e capitano d'esse Roggero, per andare in Sicilia, richiese il re Iacomo de la promessa: il quale subito fu a Napoli con trenta galee, e giunte, insieme ne andorono in Sicilia. Federico con sessanta galee e con messer Federico D'Oria suo ammiraglio li venne incontra, e fatto aspro fatto d'arme, fu rotto Federico e presi sei mila uomini e ventidue galee de le sue; e lui ancora aría potuto essere preso, se non che da' catalani li fu dato largo al fuggire. E nondimeno non ebbe per tal rotta Carlo la Sicilia.


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Compendio de le istorie del Regno di Napoli
di Pandolfo Collenuccio
pagine 444

   





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