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      Egli, entrando pomposamente per armi, suoni e plausi, decretò cessato il tirannico impero de' preti, e ristabilita la repubblica di Roma da' discendenti di Brenno, che davano libertà nel Campidoglio a' discendenti di Camillo; rammentava Bruto, Catone ed altri nomi e memorie che rialzavano la eloquenza del discorso, e la solennità di quell'atto. Ciò ai 15 di febbraio dell'anno 1798. Il pontefice Pio VI, in que' tumulti chiuso in Vaticano, ignaro di governo, immobile, silenzioso, avrebbe fatto maraviglia di serenità e di filosofica rassegnazione se necessaria pazienza non togliesse virtù a quelle mostre. Non governava, né partiva; era intoppo e scandalo alla repubblica; della quale andato ambasciatore il general Cervoni per chiedergli che in qualità di pontefice riconoscesse il nuovo Stato, egli, preparato alle risposte, disse: - Mi viene da Dio la sovranità; non mi è lecito rinunziarla. Ed alla età di ottanta anni non mi cale della persona, e degli strazi. - Bisognando a discacciarlo i modi della forza, fu investito il Vaticano, disarmate le guardie pontificie, scacciati i famigli, messo il suggello agli appartamenti, e infine impostogli che in due giorni partisse. Obbedì, e il dì 20 di quel mese, con piccolo corteggio, uscì di Roma per la vòlta di Toscana.
      Io ne compio la istoria. Si fermò a Siena, ma, spaventato da' tremuoti, passò alla Certosa di Firenze; e poi (per sospetti e comandamenti della Repubblica francese) a Parma, a Tortona, a Torino, a Briançon. Sommo pontefice, cadente per estrema vecchiezza, infermo, afflitto, era portato prigioniero di città in città, partendosi prima degli albòri ed arrivando nella notte per celarlo alle viste de' divoti. Né a Briançon quietò, ma fu menato nella fortezza di Valenza; e di là volevano trasportarlo a Dijon; ma ne fu libero per morte desiderata, che lo colpì ai 29 di agosto del 1799. Posero le spoglie in oscuro deposito dove restarono sino a che decreto consolare, segnato Buonaparte, non dicesse: "Considerando che il corpo di Pio VI sta da sei mesi senza gli onori del sepolcro; che sebbene quel pontefice fosse stato, quand'ei vivea, nemico alla Repubblica, lo scusano vecchiezza, perfidi consigli e sventure; che è degno della Francia dare argomento di rispetto ad uomo che fu de' primi della terra; i consoli decretano che le spoglie mortali di Pio VI abbiano sepoltura conveniente a pontefice; e che si alzi monumento che dica di lui e nome e dignità". Fu eseguito il decreto; quindi le ceneri trasportate in Roma, e deposte nel tempio di San Pietro sotto il pontificato del successore.


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Storia del reame di Napoli
di Pietro Colletta
pagine 963

   





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