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      E poi che si furono saziati di scomposte preghiere o minacce, il Moliterno, con discorso considerato, così disse: - Generale, dopo la fuga del re e del suo vicario, il reggimento del regno è nelle mani del Senato della città; così che trattando a suo nome, faremo atto legittimo e durevole; questo (diede un foglio) racchiude i poteri de' presenti legati. Voi, generale, che, debellando numeroso esercito, venite vincitore da' campi di Fermo a queste rive de' Lagni, crederete breve lo spazio, dieci miglia, quello che vi separa dalla città; ma lo direte lunghissimo e forse interminabile, se penserete che vi stanno intorno popoli armati e feroci; che sessantamila cittadini, con armi, castelli e navi, animati da zelo di religione e da passione di indipendenza, difendono città sollevata di cinquecentomila abitatori; che le genti delle province sono contro di voi in maggior numero e moto; che quando il vincere fosse possibile, sarebbe impossibile il mantenere. Che dunque ogni cosa vi consiglia pace con noi. Noi vi offriamo il danaro pattovito nell'armistizio, e quanto altro (purché moderata la richiesta) dimanderete; e poi vittovaglie, carri, cavalli, tutti i mezzi necessari al ritorno, e strade sgombere di nemici. Aveste nella guerra battaglie avventurose, armi, bandiere, prigioni; espugnaste, se non con l'armi, col grido, quattro fortezze; ora vi offriamo danaro e pace da vincitore. Voi quindi fornirete tutte le parti della gloria e della fortuna. Pensate, generale, che siamo assai ed anche troppi per il vostro esercito; e che se voi per pace concessa vorrete non entrare in città, il mondo vi dirà magnanimo; se per popolana resistenza non entrerete, vi terrà inglorioso. - Rispose il generale: - Voi parlate all'esercito francese, come vincitore parlerebbe a' vinti.


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Storia del reame di Napoli
di Pietro Colletta
pagine 963

   





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