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      Ma benché ponessero i campi ne' disegnati luoghi tra Susa e Bellinzona, non istavano in ordinanza di battaglia; però che le valli, com'è natura, sebbene partano vicine da gruppo comune di monti, scostandosi dalle origini si dilargano; e perché le formazioni delle quattro colonne, la rapidità, il cammino, lo scopo, davano a quella guerra i caratteri della invasione, coi vantaggi e i difetti che ne derivano: ossia, nessuna base di operazione, non essendo base la catena dell'Alpi; linee di operazioni divergenti, viveri alla ventura, ordini pochi, ritirata difficile; ma d'altra parte, celeri conquisti, ed apportando al nemico sorpresa e scompiglio. La specie di quella guerra sino alla battaglia di Marengo palesa le cagioni dell'andare incerto e azzardoso di Melas e di Buonaparte; e scusa nei capitani degli opposti eserciti molte azioni, che si dissero falli, benché discendessero da invincibile natura delle cose.
      Fu dunque ventura de' Francesi che il generale Melas, nulla credendo dell'esercito di Dijon, si travagliasse intorno a Genova e su le sponde del Varo: mentre magazzini pieni venivano in mano al nemico, e cadeva la fortezza di Pavia con grande numero d'armi, di viveri, di vesti, nessun presidio, e senza onore di combattimento. Ma, presa Milano, e per mille voci, per molti fatti avuta certezza che il Primo consolo con esercito grande stesse in Italia, Melas abbandonò il Varo, chiamò da Genova il generale Ott e le sue schiere, unì quanti poteva uomini, cavalli e cannoni. La fortezza di Genova cedé in que' giorni: il presidio francese, unendosi alle legioni che nel Delfinato comandava il generale Suchet, formò buono esercito di ventimila soldati. Nel tempo stesso che dalla Italia superiore i Francesi, proseguendo le irruzioni, valicarono il Po, il generale Murat prese Piacenza; le comunicazioni fra i Tedeschi dell'alta e bassa Italia s'interruppero, e l'oste intera si divise in due, sotto Alessandria e sotto Mantova.


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Storia del reame di Napoli
di Pietro Colletta
pagine 963

   





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