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      E la ignoranza o malvagità progredì tanto che fu aperto il processo, e i prigionieri non furono liberi innanzi il quinto mese, quando già nel regno tornava il presidio francese. Era tra quelli un giovinetto Cianciulli, che appena finiva il dodicesimo anno di età, e seco il precettore.
      Frattanto numerose bande di assassini, già guerrieri della Santa Fede, tornati poveri e scioperati, correvano in armi le province; ed unendosi a duecento e più, fuggiti dalle carceri dell'Aquila, ponevano a ruba, pubblici ladri, le case di campagna od i villaggi mal custoditi. Colonne poderose di soldati gl'inseguivano alla pesta: disordini e spese quando l'erario era vuoto di danari; avvegnaché, dopo Io spoglio de' Banchi e le taglie dell'esercito francese e i guasti dell'anno 99, bisognò sostenere in Roma un esercito, e provvedere alla spedizione di Toscana, all'assedio di Malta, e pagare i patti della pace di Firenze, e alimentare il presidio francese nelle Puglie, e satollare l'avarizia de' diplomatici stranieri, e sborsar dote per le nozze della principessa, e mantenere tre reggie e tre Corti, una in Napoli del principe Francesco, l'altra in Sicilia del re, la terza in Vienna della regina. Ma pure la finanza lungo tempo resisté, per prestiti rovinosi e per le arguzie del ministro don Giuseppe Zurlo, che trasandando leggi, regole, giustizia, utilità del fisco, utilità dello Stato, schermivasi come disperato tra le tempeste, e solamente inteso a schivare il naufragio. Erasi indebitato co' negozianti della città, con gli esattori delle taglie, con le casse di deposito, coi civili stipendiati, con l'esercito, con la stessa borsa del re; e a tali stremità pervenne che involò dal procaccio le somme (poco più di dodicimila ducati) che venivano a cittadini privati e bisognosi.


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Storia del reame di Napoli
di Pietro Colletta
pagine 963

   





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