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      Egli, inumano, violento, ambizioso, corrotto dalla fortuna e dalle carezze del re, tenendo come principi di governo gli eccessi delle rivoluzioni; ma sommamente retto, operoso, infaticabile, tenace del proponimento, riguardava la morte dei briganti come giusta, e le crudeltà come forme al morire, che, poco aggiungendo al supplizio, giovano molto all'esempio. Credeva necessaria l'asprezza delle sue ordinanze, e, poiché pubblicate, legittimo l'adempimento. La sua opera quale fosse per l'avvenire l'ho detto altrove, considerando i mali e i pericoli che derivano dallo sciogliere i legami di natura e di società. ma fu di presente utilissima. Il brigantaggio del 1810 teneva il regno in foco. distruggitore d'uomini e di cose cittadine; senza fine politico, alimentato di vendette, di sdegni, o, più turpemente, d'invidia al nostro bene, e di furore. E perciò, raccogliendo in breve le cose dette, il brigantaggio era enormità, ed il generale Manhès fu istromento d'inflessibile giustizia, incapace, come sono i flagelli, di limite o di misura '.
      XXX. Ed altro benefizio universale, men pronto, ma più grande si spedì nello stesso anno 181o, atterrando alfine la tante volte vanamente scossa feudalità: né solo per leggi, ma per possessi; avendo divise le terre feudali tra le comunità e i baroni, e dipoi le comunali fra i cittadini. Le quali cose, aggiunte agli aboliti privilegi, operarono che di quella macchina immensa non rimanesse alcun vestigio nel regno. Onde il descriverla quanto saprò brevemente, dalle origini al fine, sarà pregio della mia fatica; per que' tempi (se tanto viveranno queste pagine) che, divenuta antica l'età nostra, la feudalità sarà più lontana dalla memoria e dal pensare degli uomini.


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Storia del reame di Napoli
di Pietro Colletta
pagine 963

   





Manhès