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      Perciò quel popolo, per ingiurie fresche o antiche, per leggi non opportune, non intese, credute malvage ed infami, per ingiustizie, tributi, fastidi di novità, stavasi disordinato e scontento.
      E tal era nel 1820 quando a governarlo andò il general Naselli, siciliano, educato alle servitù della reggia, ingrandito per sovrano favore, inabile, indotto. Gli si diede compagno il cavalier De Thomasis, di molta fama d'ingegno, perché alla nota incapacità del primo supplisse la virtù del secondo: usato stile dei governi assoluti per dare delle cariche pubbliche il lustro ed il benefizio ai favoriti, il peso e il pericolo ai meritevoli. Quella coppia era in Sicilia da pochi giorni quando avvennero le rivoluzioni di Napoli.
      Qui stavano per servizio di Corte o a diporto parecchi nobili palermitani, ai quali più giovando la Costituzione anglicana del 1812, che la popolare delle Cortes, ne palesarono il desiderio al Vicario ed al re; e questi, per timore arrendevole a tutte le speranze dei sudditi, dierono risposte ambigue o disadatte; poi divulgate dai richiedenti (fosse scaltrezza od errore) come mascherato assenso alla dimanda. Alcuni di quei nobili, dopo ciò partiti, giunsero a Palermo quando la nuova della rivoluzione di Napoli concitava il popolo, numeroso ed ebbro più dell'usato perché ricorrevano le feste di Santa Rosalia. Il general Church, capo militare dell'isola, volendo reprimere quei moti, fu dalla plebaglia oltraggiato, minacciato, inseguito; e 'l general Coglitore ai suoi fianchi ferito; e salvi entrambo fuggendo. Il general Naselli già da due giorni trepidava in segreto, perocché prima del pubblico aveva saputo gli avvenimenti di Napoli, e nascosti per fino al suo compagno De Thomasis, sperando incautamente nella fortuna, e persuadendosi di non so qual fato irresistibile, condizioni solite nelle difficili congiunture ad uomini pigri ed ignoranti.


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Storia del reame di Napoli
di Pietro Colletta
pagine 963

   





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