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      Ne' quali riferiti fatti e giudizi erano accusatori, testimoni, giudici, persecutori in secreto, assalitori armati de' liberali, altri poco innanzi liberali, anch'essi e compagni nella setta e nelle opere: mutati, non per ravvedimento, ma per desio di salvezza, o ambizione, o guadagno. Il dotto canonico Arcucci, caldo scrittore a pro di Carboneria quando ella era felice, ora da fuggiasco scrive in istampa lettere latine al pontefice, altre volgari al re: dimostrando sé iniquo, malvagia la setta poco fa santificata, implorando perdono: e l'ottiene. Altri rivela i nomi de' compagni settari; altri si gloria de' suoi mancamenti al giurato Governo costituzionale; vanto, fosse vero o falso, sempre infame. Tal debb'essere il popolo napoletano dopo i tollerati per trent'anni sconvolgimenti politici, e tirannico impero, e leggi ingiuste: e tale egli è per suo infortunio e d'Italia.
      X. Alle descritte civili calamità si aggiunsero le naturali: turbini per i quali restarono devastate smisurate terre, ed uomini feriti ed uccisi; fulmini, che in un giorno istesso ad ore e vari luoghi spensero sei persone; la città del Pizzo, infame della morte di Gioacchino, restò più ore sottomessa dalle onde marine per furioso vento sollevate, tre uomini vi furono morti, la città ingombra di sassi e d'alga; il Vesuvio, da lungo tempo innocente, eruttò più volte fiamme, ceneri e lava: la maggior volta in ottobre, e benché coprisse di sé molta terra, fu danno leggero a confronto dell'altro che derivò dalle pioggie di ceneri e lapilli, che, addensate per acqua in dura materia, insterilirono vasti e fertili campi. Nella città del Vasto molte case franarono; ma però che il moto cominciò lento, gli abitanti salvaronsi, e i precipizi, coprendo terre ubertose, addoppiarono i danni.


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Storia del reame di Napoli
di Pietro Colletta
pagine 963

   





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