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      Vicenzino si occupava delle riparazioni indispensabili alla casa, e ci metteva tutto il suo cuore. Ogni cosa era modesta anzi disadorna. Le mura erano bianche in tutte le stanze, senz'altro ornamento che pochi quadri sacri. La camera destinata al signor Dogliani era la sola in cui ci fosse il pavimento coperto da un tappeto, ed una sedia a bracciuoli. Ma l'austerità dell'addobbo era mitigata dai fiori che ornavano le finestre, dalla vegetazione abbondante che verdeggiava nel piccolo giardino, dalla prospettiva grandiosa dei monti lontani e dei colli, dall'aria pura e dal sole che entravano in abbondanza dagli ampi finestroni. Semplici com'erano, tanto lui che l'Elena, potevano vivere felici in quella parrocchia un poco isolata dal paese; e l'Elena avrebbe trovato modo di rendere elegante quella povera dimora, col modo grazioso di collocare un mobile, con qualche pianta verde, o soltanto colla sua presenza.
      Era circa la metà di marzo; le giornate erano già lunghe, ed un tempo costantemente splendido anticipava la primavera. Vicenzino era stato trattenuto a lungo presso un moribondo, e quella sera giungeva molto in ritardo in casa Dogliani. Contro le abitudini freddolose del vecchio, la porta a vetrate che dava sul giardino era aperta, ed una luce, insolitamente abbagliante, metteva come un gran quadro bianco in quella cornice vuota, che si disegnava sul fondo scuro della sera. Vicenzino, che era entrato appunto dal giardino per abbreviarsi la strada, pensò quale festa ricorresse il domani.


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Senz'amore
di Marchesa Colombi
Editore Alfredo Brignola
1883 pagine 181

   





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