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      - Non le disse mai una parola d'amore?
      - Mai.
      - Non le piace Giorgio?
      - Sì; mi era simpatico, e la sua voce mi risuonava possentemente in cuore.
      - E poi?
      - Cosa vuole! io ho una iettatura. Mi piacciono gli amori da romanzo. Vorrei che l'amore fosse così anche nella realtà. Ed invece è tutt'altro. E quando mi pare di scontrarmi in una passione come quelle che si leggono, è come una goccia di mercurio; mi sfugge mentre sto per afferrarla.
      - Io non sono forte nello stile figurato, e forse non la comprendo, osservai. Ma è certo che Giorgio non mi sembra punto inclinato a fare con lei la goccia di mercurio.
      - Eppure, prima che il sogno si facesse realtà, è passato un soffio di vento, ed ha rovesciato l'idolo dal piedestallo.
      - Così, domandai con involontaria acrimonia, lei ha avuto per Giorgio il quarto d'ora di idolatria?
      - Con che tuono lo dice?
      - Con che tuono? Non sono le sue parole? Non ha detto che si crea un idolo? E che quell'idolo cade ben presto dal suo piedestallo?
      - Sì, ho detto codesto, ed è vero. Ma ebbi torto di dirglielo. Io le apro schiettamente il mio animo, come se fossimo vecchi amici. Le spiego un fenomeno che accade a me, che nasce forse da una eccessiva delicatezza di sentimento, e che ad ogni modo apporta conseguenze penose, per me, come per altri; e lei mi risponde con un'ironia che sente il rimprovero. Ci ho colpa io se sono fatta così?
      Ella mi volse quell'apostrofe con una voce in cui strisciava l'accento allentato del disinganno che sembra volgersi indietro, e staccarsi con pena da una credenza passata; il suo cuore aveva sofferto della mia ironia, e nelle sue parole mi pareva di sentire gocciolare le lagrime che respingeva dagli occhi.


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Tempesta e bonaccia. Romanzo senza eroi
di Marchesa Colombi
G. Brignola Editore
1877 pagine 172

   





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