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      Dovevo fuggirlo. Dovevo fuggirlo.
      Codesto pensavo, poi ripensavo il suo bacio, poi guardavo la mia mano per vedere se fosse realmente la bella mano candida, o se gli preparasse una delusione. Dove poi? Quando? Io non ne sapevo nulla. Ma chi può dire da quanto tempo ha cominciato ad abbozzarsi nel nostro pensiero un errore prima che una circostanza futile, o una catastrofe, - uno zeffiro o una bufera, - lo spingano nella realtà dei fatti?
      Quella sera non ricevevo alcuno perchè dovevo fare i preparativi della partenza. Però quando si presentò la signora contralto colla quale avevo stretto amicizia, la mia cameriera credette dover fare un'eccezione in suo favore e la introdusse.
      Ebbi sempre il baco delle confidenze. Le mostrai la lettera. Era una donna franca e gioviale. Buona in realtà, onesta anche; ma senza raffinatezze. A lei, bacio più bacio meno, non era quello che disturbasse la digestione. In quella lettera non trovò che da ridere. E come ne rise!
      Quanto a me, l'ultimo pensiero che avrei potuto avere, sarebbe stato di ridere di quella lettera, e di un sentimento che mi dava l'impressione di tenermi sospesa per virtù d'incanto sul cratere di un vulcano. Però, appunto perchè a' miei occhi tutto codesto era tanto serio e grave, che mi tormentava in una continua alternativa di aspirazioni e di terrori, di audacia e di rimorso, mi sentii consolata al vedere che quella giovane non lo considerava che come un gioco.
      Dunque io mi esageravo i miei torti, e Massimo pure si esagerava la gravità dei nostri rapporti; non c'era alcun male.


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Tempesta e bonaccia. Romanzo senza eroi
di Marchesa Colombi
G. Brignola Editore
1877 pagine 172

   





Massimo