Pagina (165/172)

   

pagina


Pagina_Precedente  Pagina_Successiva  Indice  Copertina 

      T'ho amato troppo tardi, ma t'ho amato fino a morire per te.
      Quel piego era accuratamente avvolto in una busta di tela cerata e suggellato. Se lo trovavano su di me, la mia dichiarazione scoprirebbe il mio segreto, e tutto quanto avevo fatto per evitare la pubblicità indiscreta ed oltraggiosa, diverrebbe inutile.
      Era necessario ch'io mi privassi di quelle lettere, che le rendessi a Gualfardo. Sulla sua discrezione potevo contare.
      Ma come fare? Affidarle a' miei compagni di viaggio o alle guide, era quanto dire che volevo morire; essi mi veglierebbero, desterebbero l'allarme intorno a me. Era ancora la pubblicità, ed una pubblicità vergognosa, che svelerebbe il mio progetto prima che fosse compiuto, e lo impedirebbe.
      A quelle somme altezze, ed in quelle supreme circostanze, ebbi un'audacia che non avrei avuta mai nella vita d'ogni giorno. Pensai a quello straniero che parlava soltanto il tedesco, e scendeva già dal gran monte.
      I miei compagni, dopo aver bevuto assai più che non avessero mangiato, s'erano distesi sui loro materassi e dormivano. Delle guide, alcune dormivano pure, altre passeggiavano fuori della capanna, forse attratte dallo splendido orizzonte che il crepuscolo avvolgeva ne' suoi raggi fiammanti.
      Mi accostai risolutamente allo straniero, e gli dissi in tedesco:
      - Signore, sono una donna sola, ed ho bisogno di un uomo d'onore. Posso contare su di voi?
      - Contate, mi rispose.
      Non era che una parola, ma il tuono con cui era detta era più rassicurante d'un giuramento; e, cosa strana, la voce di quell'ignoto mi parve commossa.


Pagina_Precedente  Pagina_Successiva  Indice  Copertina 

   

Tempesta e bonaccia. Romanzo senza eroi
di Marchesa Colombi
G. Brignola Editore
1877 pagine 172

   





Gualfardo