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      Ma piacque a nostro Signore che potessero tosto ammainare le vele e così diede fondo con tutte le migliori ancore: e l'acqua la quale nel naviglio entrava per il piano era tanta, che la gente non poteva più trarla con le trombe, specialmente essendo tutti molti afflitti e lassi per la carestia del cibo, perché non mangiavano altro che una libbra di biscotto putrido il giorno per ciascheduno, bevendo un'inghistara di vino; se non se ammazzavano per avventura alcun pesce, non potevano salvarlo dall'un dì all'altro per essere in quelle parti le vettovaglie molto più leggere e delicate, e perché il tempo inchina sempre più al caldo che nei nostri paesi. E poiché questa penuria del cibo era comune a tutti, sopra questo passo disse l'Ammiraglio nel suo itinerario:
      «Ed io ancora giaccio sottoposto alla medesima porzione. Piaccia a nostro Signore che ciò sia per suo santo servigio e delle Altezze Vostre: poiché, per quel che a me tocca, io non mi metterei più a tanti travagli e pericoli, non passando alcun dì che io non vegga che arriviamo tutti al fine della vita nostra».
      Con tal bisogno e pericoli giunse al capo di Croce ai 28 di luglio, dove dagl'Indiani fu raccolto amichevolmente. Questi gli portarono molto cazabí, che è il nome del loro pane, il qual fanno di radici grattate, molto pesce, e gran quantità di frutta e altre cose che essi mangiano. E quindi, non potendo aver prospero vento per andare alla Spagnola, il martedì ai 22 di luglio traversò a Giamaica e navigò per là in giù alla volta dell'occidente vicino a terra di bellissima vista e di grande fertilità, la quale aveva eccellenti porti di lega in lega, e tutta la costa piena di popolazioni, le genti delle quali seguivano i navigli con le loro canoe portando delle vettovaglie da loro usate e dai Cristiani assai migliori stimate di quelle che per tutte le altre isole avevano gustate.


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Historie del S.D. Fernando Colombo
(Vita di Cristoforo Colombo)
di Fernando Colombo
pagine 337

   





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