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      A ogni trasformazione erano applausi da far venire giù il teatro; ella, seria, in un torrente di luce elettrica che l'avvolgeva come di un nimbo, risalutava; poi subito, volgeva gli occhi e la voce, in lingua spagnola, al cavallo:
      - Olé, Campeador! Caramba! Que tal? Muy bien! Olé, hop!
      E ricominciava gli esercizi. Si lasciava sdrucciolare lungo il fianco dell'animale, galoppante, e rimaneva così, non seduta, ma appena aderente, per tre o quattro giri, poi, con agilità incredibile, passava, senza toccar terra, sotto il ventre di Campeador e risaliva dall'altro fianco; gli si appendeva con i piedi alla coda fluttuante e si lasciava trascinare sfiorando della testa l'arena inondata dalla larga capigliatura fuggente: e di nuovo era in piedi. Il pubblico l'acclamava freneticamente.
      Ma lo spettacolo nuovo, che esaltava e faceva accorrere la gente in teatro, era l'ultimo; in cui Leona, detta la Perla di Granata, faceva prova di un coraggio e di una destrezza veramente straordinaria.
      La cavallerizza difatti, che fino a quel punto aveva eseguito i suoi volteggi con piglio d'indifferenza suprema, scivolò giù dal cavallo, l'arrestò per il morso, di botto, e si mise a palpargli i fianchi e la testa, a carezzarlo, a parlargli all'orecchio. La bella bestia intelligente pareva intendere, perché drizzava le orecchie e abbassava il capo, sbuffando, sulla spalla della padrona.
      Ella si allontanò, e fece un atto della mano, come se si segnasse; l'orchestra riattaccò il tempo di galoppo, e il cavallo ricominciò di carriera, ma solo, il giro dello steccato.


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L'innamorata
di Contessa Lara
Giannotta Catania
1901 pagine 167

   





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