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      - Bravo, Cappello! - gli gridava uno - sei di parola! Ti eri messo in testa di fare un regalo alla tua bella nemica e gliene hai fatto uno di cui porterà il ricordo per un pezzo.
      - Sfido io! - aggiunse un altro ridendo - un mazzo leggero come la lista dei suoi debiti!
      - Avete da dire quel che volete - strillò un terzo - ma insomma, stavolta, Cappello ha fatto colpo.
      - Sei proprio un innocente tu, caro Paolo - disse un giovane di trent'anni, già calvo, che si atteggiava a uomo finito - immaginarsi che le saltatrici da Circo si conquistino con i mazzi di violette! Scudi voglion essere, bimbo mio: si ha un bel chiamarsi Paolo Cappello e aver nelle vene sangue di principi; si ha un bell'essere ancora imberbi e forniti di una chioma assalonnica come la tua: senza gli scudi, non si cava un ragno da un buco: dà retta a uno che la sa lunga!
      Senza far motto, con quel freddo sorriso di compostezza inalterabile che dà l'abitudine della società anche ai più inesperti, Paolo Cappello, un giovane poco più che ventenne, quasi un fanciullo, ascoltava i suoi amici intingendo tranquillamente un biscotto inglese in un bicchierino di malaga. Quando ebbe finito, si levò in piedi, si sbirciò nello specchio dirimpetto, e disse agli amici che già ricominciavano a canzonarlo per la sua ritirata:
      - Chi di voialtri ha un biglietto da mille lire da buttar via?
      - Per che fare? vuoi comprare per domani sera un mazzo del calibro di quello che ha quasi schiacciato la povera Leona? - disse uno.
      - Ah no, caro io non fornisco armi ai patiti contro le loro belle - gridò un altro.


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L'innamorata
di Contessa Lara
Giannotta Catania
1901 pagine 167

   





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