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      - Oh, andiamo là! andiamo là!
      Quando Paolo poté levarsi dal letto, la sua prima cura fu quella di provvedersi di un orario delle ferrovie, per studiare il viaggio che avrebbero fatto. Come si avvicinava il giorno che egli avrebbe potuto mettere a effetto il suo disegno, cominciava a interessarsi dei particolari; scriveva delle lettere ad amici lontani e conferiva coi vicini, per procurarsi i mezzi di vedere avverato il suo sogno. Aveva fatto venire delle sarte perché Leona si provvedesse di abiti per l'inverno imminente; ella aveva molti gioielli e altri lui gliene aveva comprati; l'appartamentino era tutto ingombro di casse, di bauli, di scatole, di arnesi per viaggio. Oramai si sentiva forte, benché il dottore gli raccomandasse sempre il riposo; e quando non si occupava del viaggio, passava il tempo a guardare la sua amante, a guardarla lungamente, tenendole strette le mani; tanto gli pareva incredibile che fosse lei, proprio lei, che stava con lui, in quella casa, sola, in potere suo, umile e devota come una schiava. Gli amici, seccati alla fine di quella storia, non erano più venuti; e Leona, come diceva a Paolo, li ringraziava dal più profondo del cuore.
     
     
     
     
     
     
      II
     
      Il conte Paolo Cappello, sebbene educato con quella leggerezza d'animo e di costumi che usa oggi nella nostra aristocrazia, conservava ancora, in grazia della sua estrema giovinezza, molte illusioni. La Leona che, per un vecchio libertino, sarebbe stato tutt'al più il capriccio di qualche settimana, fu per lui l'amore vero, perché il primo; l'ideale desiderato e cercato; la forma di donna spirituale e divina a cui egli tendeva inutilmente le braccia nei sogni della sua prima adolescenza.


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L'innamorata
di Contessa Lara
Giannotta Catania
1901 pagine 167

   





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