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      Era un rombo, un tumulto, un crescente fracasso d'animazione universale. Tutti i negozi scintillavano: nelle vetrine dei salumai si ammonticchiavano sul davanti intere lingue affumicate, interminabili nodi di sanguinacci paonazzi, fette enormi di galantina, sul cui mosaico bianco, verde, nero, rossiccio, tremolavano cerchi di gelatina luminosa e giallognola, prosciutti crudi e prosciutti cotti, zamponi di Modena, budini di Milano, soppressate di Sicilia. Dietro sorgevano castella di formaggi: il gorgonzola venato come un bel marmo antico, lo stracchino morbido come il burro, il formaggio d'Olanda in grosse palle vinose, le larghe fette butterate del gruiera, le forme del cacio romano e sardo, del pecorino, del formaggio di Cotrone. Ai lati si ergevano pile di scatole di sardine, di vasi di olive di Spagna, di scatole di tonno sott'olio, di gamberi e di aragoste in conserva, di salmone e di caviale.
      Più avanti, gettando uno sguardo su una bancarella di giocattoli, Leona vedeva confusamente pulcinelli vestiti di rosso, di bianco, di giallo, di turchino, con le cinture di carta dorata, la maschera nera e il naso ricurvo come il becco di un pappagallo; orologi e catene di metallo; cavalli di legno dalle criniere di stoffa o di bambagia, sciabole, fucili, tamburi, soldatini di piombo e di legno, palle di gomma elastica grosse, mezzane, piccine di ogni colore, di tutti i colori insieme. E una voce lunga e nasale si levava: - Pe' piccerille! pe' piccerille!...
      Leona aveva ogni momento dei gesti e dei gridi fanciulleschi di ammirazione, che facevano ridere Paolo, benché ne avesse poca voglia.


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L'innamorata
di Contessa Lara
Giannotta Catania
1901 pagine 167

   





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