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      Leona si ricordò la notte di Natale, la noche buena, quando egli l'aveva accompagnata alla messa, e un nuovo singhiozzo la prese alla gola, mentre ella scendeva, reggendosi al muro. Quando fu nel portone, durò fatica a tirare la molla pesante della serratura inglese: alla fine si trovò all'aria aperta. Intorno, il silenzio era solenne: le stelle palpitavano nel cielo profondo: la luna cadeva verso ponente. Tirava un vento freddo che le ristorò un poco la faccia cocente. I fanali languivano in fila, lungo un vicolo deserto. Diritta, senza voltarsi, discese la gradinata che conduceva a piazza del Plebiscito: qui vide un legno, che passava davanti il Palazzo Reale. Diede una voce al cocchiere, che si voltò, e la raggiunse: ella salì, e ordinò piano:
      - Alla stazione.
     
     
      PARTE SECONDA
     
      I
     
      I saloni del banchiere israelita von Moos fiammeggiavano di lumi e si popolavano a mano a mano di dame, di deputati, di giornalisti, di finanzieri, di signori accorsi al primo ricevimento della stagione.
      Sotto la luce chiara delle migliaia di candele che ardevano nei lampadari, era uno scintillio vivo di ori, di gemme, di diamanti, di perle; un fruscio largo e non interrotto di rasi, di broccati, di trine, di velluti; un lampeggiar caldo di pupille nere, grige, verdi, cerulee, di chiome nere, rosse, bionde, cineree, color di rame; di braccia bianche e fiorenti, di seni colmi, di spalle lunate. Di quando in quando le marsine nere dei gentiluomini rompevano severamente la folla varia e gioconda di quelle forme e di quei colori abbaglianti; delle coppie passavano, si incontravano, si fiancheggiavano, si fermavano, si dividevano, si mescolavano, lentamente e continuamente: i cavalieri, con il gibus sotto un braccio e l'altro inarcato a sostenere il braccio inguantato delle dame, si chinavano ad ascoltare o a rispondere, discretamente, sbirciando ogni tanto istintivamente lo strascico della loro compagna, per paura di mettervi un piede sopra.


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L'innamorata
di Contessa Lara
Giannotta Catania
1901 pagine 167

   





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