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      Si aspettava, entrando in quella casa, di suscitare almeno la curiosità; e si era dovuto accorgere che nessuno gli aveva badato, né quando egli era entrato, né quando aveva salutato la sua antica amante, né quando lei l'aveva lasciato lì per andare a dare qualche ordine nella sala da pranzo. I vicini stessi, coloro che circondavano Leona, l'avevano guardato alquanto con aria di indifferenza; poi avevano seguitato a ragionare tra di loro. Perfino i suoi stessi amici, quelli che l'avevano accompagnato, l'Ozanil e il Sant'Elmo, dopo avere salutato Leona, si erano dispersi tra la folla; e ora, cercandoli con gli occhi, egli vide che assediavano entrambi Teodora Wolf, ridendo e celiando, come per obbligarla a raccontare qualcosa che ella non voleva dire. Ma dai loro gesti, dall'ardore della conversazione, si capiva che tutto quel tempo non avevano neanche avuto l'idea di guardare quel che facesse Paolo; il quale, con suo sommo dispetto, si trovava a non aver preso importanza nella vita di Leona, né agli occhi di lei, né agli occhi della società dove più avrebbe desiderato che quella avventura si fosse risaputa.
      Poco dopo, infatti, egli ebbe l'amara riprova della poca traccia che aveva lasciato il colpo di testa di Leona per lui. Si era fatto presentare a una certa Giuliana Gioia, una della vecchia guardia, che da un pezzo aveva lasciato gli affari e viveva di rendita. Giuliana conosceva tutti i pettegolezzi e tutti gli scandali del mondo galante di Roma; possedeva un occhio infallibile per giudicare quel che una donna di piacere poteva costare al suo protettore, e nessuno sorprendeva con maggior penetrazione di lei gli intrighi che si annodavano e si scioglievano in quell'ambiente superficiale e giocondo.


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L'innamorata
di Contessa Lara
Giannotta Catania
1901 pagine 167

   





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