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      Paolo accettò una tazza di caffè, che sorbì lentamente, fissando la spagnola, provando una mollezza felice a trovarsi solo, in quel luogo, con quella donna.
      - Metti un po' di legna nel camino - ordinò Leona alla cameriera.
      Questa scostò il paravento, e riattizzò il fuoco che cominciò a crepitare, e fiammeggiò improvvisamente. Un gran calore si diffuse per la stanza. La cameriera disparve.
      - E così - disse Leona con accento di grande indifferenza, tirando una boccata di fumo - che mi raccontate di bello?
      Paolo la guardava, senza rispondere. A mano a mano riconosceva sul volto di lei, indovinava sul corpo di lei, mille particolari invisibili a un altro che non fosse stato un amante: una leggera fossetta da una parte del mento, una peluria impercettibile al sommo del labbro, un neo piccino sotto l'occhio sinistro. E la memoria dei baci dati e resi con tanta passione, si faceva sempre più viva, si accendeva in desiderio di baci nuovi, gli metteva un brivido di voluttà per tutte le fibre.
      Quella donna era stata sua, tutta sua, già una volta; perché non lo sarebbe di nuovo? E a poco a poco la stanza spariva, la tavola spariva, tutto spariva agli occhi del giovane; egli la rivedeva in un'altra stanza tappezzata di azzurro, le cui finestre si aprivano sul mare ceruleo; e fiochi voci lontane di pescatori salivano, nel tramonto, dalla spiaggia. E quella visione fantastica era così intensa, così viva, così presente, e le sensazioni che gli procurava erano tanto simili a quelle già provate altra volta, che egli, senza neppure dover fare forza a se stesso per uscire da quello stato di illusione sentimentale in cui si annegava dolcemente e volontariamente, prese una mano della donna, e la strinse.


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L'innamorata
di Contessa Lara
Giannotta Catania
1901 pagine 167

   





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