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      - Que tontos!... Non lo toccare, caramba!... Vamos buono, sta buono!... Ah!... vágame Dios, que picaros!... No, no, no... non voglio.
      Alla fine, il moccolo fu spento. Leona, tutta trafelata e sudata, lasciò che la battaglia continuasse intorno ai moccoli delle sue amiche, e rientrò. Paolo, seduto su un sofà lontano dalla loggia, fumava. Ella gli si accostò e gli disse, con un sorriso:
      - Ti annoi?
      - Sì, andiamo via! ora che nessuno ci vede - gli soffiò lui nell'orecchio.
      Uscirono; guizzarono tra la folla; infilarono una via traversa e, trovato un legno da nolo, salirono. Dietro, si lasciavano il soffio ardente e rumoroso del Corso; davanti, avevano la solitudine e il silenzio di Roma. Quando egli fu solo con lei, nel legno chiuso, la strinse fra le braccia e la baciò in bocca. Ella, ancor tutta vibrante di piacere, gli rese i baci. La carrozza li portava rapidamente verso il villino di via Varese.
      Con i primi giorni di quaresima il tepore molle della primavera, della dolce primavera romana, si diffuse sulla città, sui colli, sulla campagna inondata di sole. Monte Mario perdeva alquanto della sua solenne tetraggine, poiché i raggi del giorno avvolgevano quasi di una irradiazione luminosa le cime ondeggianti dei suoi cipressi; i monti laziali, coperti ancora di neve, si distendevano per una curva ineguale e cerulea; il Gianicolo, lieto delle sue due ville maggiori, Villa Corsini e Villa Pamphili, verdeggiava già tutto, attorno la fontana monumentale di Paolo V, che si levava bianca nel cielo azzurro in cospetto della sottostante metropoli.


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L'innamorata
di Contessa Lara
Giannotta Catania
1901 pagine 167

   





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