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      La piccola mano, così bianca prima, era arrossata e in un punto, tra il mignolo e il medio, due o tre screpolature rigavano di sangue l'epidermide.
      - Che mani rovinate! O cosa diamine hai fatto?
      Ella si stropicciò la pelle irruvidita e indebolita.
      - Nulla. È il metterle ogni momento nell'acqua calda e nell'acqua ghiaccia. Passerà...
      Qualche volta Paolo, o fosse il tempo, o avesse guadagnato al giuoco, o si fosse stancato di quella sua eterna musoneria, diventava improvvisamente di un umore più sopportabile. Allora era pieno di amabilità per la sua amante; le proponeva delle scampagnate; la conduceva a passeggio o a teatro; la copriva di baci e di carezze, preso da un acuto rimorso di averla trattata male per tanto tempo. Quelli erano giorni di festa per la buona creatura: ella tornava, con la facile fiducia di coloro che amano, a illudersi di essere amata; rideva e cantava; si metteva i suoi vestiti più belli; trovava mille ragioni, per spiegarsi la freddezza e l'indifferenza dell'amico suo, in ogni cosa, fuorché nel dispetto contro di lei.
      Ma quei bei giorni passavano presto: e Paolo tornava più cupo e più accigliato di prima. Aveva preso il vezzo di atteggiarsi lui a vittima di quella posizione: ed esagerava apposta i suoi doveri verso la donna, per farle sentire tutto il peso del sacrificio che credeva di fare per lei. Le sere che non aveva voglia di andare al Circolo o in società, quando aveva finito di desinare, diceva a Leona:
      - Vuoi che usciamo?
      - Come vuoi! - rispondeva con un sorriso malinconico lei, che sapeva dove quella domanda dovesse andare a finire.


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L'innamorata
di Contessa Lara
Giannotta Catania
1901 pagine 167

   





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