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      Per la smania di sfogare in qualche modo la sua interna scostumatezza, ella aveva preso l'abitudine delle frasi a doppio senso, che ella sola e Paolo intendevano; e, sotto un'apparenza di ingenuità, diceva delle cose che sarebbero parse enormi anche a un sergente di cavalleria. Paolo ascoltava e rideva, aspettando.
      Più di una volta Margherita aveva cercato di scrutare l'animo di Paolo riguardo a Leona; ma il giovane trovava sempre modo di evitare spiegazioni, troncando abilmente il discorso con una celia o con un madrigale. Una sera, sui primi di luglio, la fanciulla gli disse, mentre nel salotto con c'era nessuno, e lei provava al pianoforte una sonata del Grieg:
      - Sapete: lo zio ha sbrigato i suoi affari, e tra una settimana si va a Karlsbad.
      - Ah! - fece Paolo, divenuto pensoso.
      - Ci venite, voi?
      Paolo sospirò e rispose:
      - No, non credo.
      - Je meurs où le m'attache - disse Margherita con una risata maligna, picchiando più forte sulla tastiera.
      A quella notizia, a quella risata, Paolo non sapendo egli stesso perché, si era sentito un soffio freddo nel cuore; gli pareva che se Margherita fosse partita da Roma senza essere sua, non sarebbe stata sua mai più, mai più; tutte le sue arti, tutte le sue malizie, tutto quel piano così audacemente concepito e accortamente condotto, sarebbe andato per aria.
      Giusto due giorni prima, vedendo arrivare il momento propizio ai suoi disegni, egli aveva provocato una rottura con Vittoria, la zia della ragazza; e quella aveva preso delle pose da Arianna abbandonata ed era entrata in un periodo di mestizia sentimentale.


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L'innamorata
di Contessa Lara
Giannotta Catania
1901 pagine 167

   





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