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      E mentre il conte se ne stava a divertirsi, il buon Nazareno cercava, come poteva meglio, di rallegrare la signorina: l'accompagnava a passeggio, rimanendo sempre ossequiosamente qualche passo dietro di lei; si faceva in quattro per risparmiare a lei ogni fatica; si era accordato con la lavandaia che le portasse dei fiori freschi ogni giorno. Leona era commossa della muta devozione di quel vecchio; e si sfogava con lui quando aveva il cuore troppo pieno: egli cercava di rassicurarla, di confortarla: trovava sempre qualche buona ragione per scusare il padrone: un bravo signore, concludeva, che poteva avere dei difetti come tutti, purtroppo, ne abbiamo; ma incapace di una cattiva azione: e lui lo poteva dire che lo aveva tenuto sulle ginocchia bambino.
      Una mattina del mese di ottobre, Leona, passando da via dei Due Macelli per tornare a casa, fu fermata da un gran cartellone stampato a caratteri rossi e neri, dove si annunciava, per quella sera medesima, la prima rappresentazione della compagnia equestre dei fratelli Balzano. I fratelli Balzano! La sua compagnia! Dunque avevano messa insieme, di nuovo, una compagnia? Leona si fermò a leggere l'elenco degli artisti con il cuore che le batteva forte: c'erano i nomi che conosceva, madamigella Alma, Rosina Calvado, miss Ea, la figlia dell'aria, e poi Lamberto, Pietro Moria, Tony, Plum-Pudding, tanti e tanti altri. Si allontanò con il viso in fiamme, smarrita, gli occhi umidi e assorti, come se avesse incontrato un amante non più veduto da un pezzo.


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L'innamorata
di Contessa Lara
Giannotta Catania
1901 pagine 167

   





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