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      - E così - riprese il signor Balzano - quando ti decidi a ritornare fra noi?
      - Quien sabe! - rispose lei piano, seguitando a lisciare il collo dell'animale.
      Il direttore e Leona scambiarono ancora qualche parola. Finalmente ella mise un ultimo bacio sulla fronte del cavallo, e gli disse, trattenendo a stento le lacrime:
      - Addio, Campeador!
      E, come ella si mosse per andar via, il cavallo la seguiva: un gesto del direttore lo trattenne.
      - Oh, querido de mi alma! - esclamò Leona e tornò a coprirlo di baci. Ma questa volta non si poté più tenere, e, le braccia stese al collo dell'animale, scoppiò in un pianto dirotto.
      Poche sere dopo, Paolo tornò; Leona, seguita da Nazareno, l'aspettava alla stazione; non appena lo vide, gli corse incontro, gli si buttò al collo e gli coprì la faccia di baci. Paolo chiese al cameriere:
      - Niente di nuovo?
      - Niente, signor conte.
      Un legno li ricondusse a casa. Paolo domandò alla Leona come aveva passato il tempo; se si era troppo annoiata senza di lui; se il denaro le era stato sufficiente. La donna rispondeva dolcemente, umilmente, ma con la voce velata da una grande malinconia; poiché ella vedeva come il suo amante fosse tornato più freddo e più disamorato di prima.
      La casa era lustra come uno specchio; in tutte le stanze regnava un ordine, una pulizia, una pace intima e raccolta che rivelava la donna, la donna vigilante e affettuosa. Sullo scrittoio di Paolo, era una coppa di Murano in stile del cinquecento: una sorpresa che Leona aveva preparata al suo diletto, con i suoi risparmi di quei due mesi di solitudine.


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L'innamorata
di Contessa Lara
Giannotta Catania
1901 pagine 167

   





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