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      - Tu non lo sposerai! - mormorava dentro di sé, le labbra contratte dall'ira. E vedeva il banchiere, un uomo che ella non conosceva, ritto innanzi a una finestra, leggere quelle lettere, a una a una, sudando freddo.
      Di nuovo, il legno si fermò davanti a un gran portone spalancato, sul quale una tabella recava in lettere d'oro la scritta: Banca Moos & C. Leona salì rapidamente le scale coperte da un tappeto grigio listato di rosso; giunse al primo piano e domandò a un usciere gallonato:
      - Il barone Moos?
      - Non riceve - disse l'usciere - ripassi dalle tre alle quattro. - Non importa, non importa: basta che gli consegniate queste carte. È di là, non è vero?
      - Sissignora: è nel suo gabinetto.
      Leona cavò il pacco delle lettere, che le sfuggivano dalle mani; alcune caddero in terra: l'usciere le raccolse.
      - Potete darmi una busta, ma grande!
      L'usciere andò a un tavolino, aprì un cassetto e ne trasse una busta enorme. Leona vi ripose dentro le lettere, alla rinfusa; chiuse la busta, e la consegnò all'usciere, dicendogli:
      - Bisogna dargliele subito: si tratta di un affare importante.
      - Non dubiti, signora! - rispose l'usciere pigliando religiosamente in mano quella busta, raccomandata con tanta premura. Quando Leona uscì dalla banca, provava un senso di sollievo, come se fosse uscita da una prigione. Era quasi allegra, e tornò a fare colazione al caffè di Roma.
      Il giorno seguente lo scandalo di casa von Moos faceva le spese della conversazione in tutta la società elegante di Roma che, sulla fine di ottobre, era già numerosa.


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L'innamorata
di Contessa Lara
Giannotta Catania
1901 pagine 167

   





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