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      Gli spettatori a tale impensata sorpresa applaudirono freneticamente. Ed il Sovrano sentì il dovere di commuoversi, secondo il solito, quasi fino alle lacrime.
      Lacrime di tenerezza eran coteste, che gli facevan bene, poiché sollevavano il suo cuore oppresso dalla gioia!
      La domenica 25 settembre, come se tutte le feste fatte fino allora non bastassero a manifestare l'esultanza dei fiorentini per il ritorno del padrone, il Comune terminò la ripetizione delle feste di San Giovanni, con la corsa dei barberi dalla porta al Prato alla porta alla Croce.
      La Corte vi andò con le carrozze di gala a sei cavalli, preceduta da due battistrada pure in livrea di gala, scortata dai soliti ufficiali dei dragoni, e tutte le cariche, le quali in tre mute anch'esse di sei cavalli e livree di gala, precedevan quella del Granduca e dei principi.
      Alle quattro e tre quarti il sovrano e i principi presero posto al terrazzino in fondo a Borgognissanti "mentre molta nobiltà estera e nazionale fece corte alla reale famiglia. Secondo il solito prima della corsa furon distribuiti abbondanti rinfreschi di gelati; ed alle Loro Altezze venivan offerti dai due ciambellani di servizio" ai quali per regola d'etichetta gli porgevano due paggi. Le cameriste e le persone non nobili, per mezzo di speciali biglietti della Segreteria d'etichetta, andavano sulla terrazza del magazzino dei foraggi e alle tre finestre della casa Puliti. Gli altri uffiziali e serventi nel palco della Comunità.
      La sera, al Palazzo Pitti vi fu una gran festa che secondo il gergo d'allora si diceva "grande appartamento.


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Firenze vecchia.
Storia cronaca anedottica costumi (1799-1859)
di Giuseppe Conti
Bemporad Firenze
1899 pagine 714

   





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