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      Ma dall'allegra danza della bettola, o dalle conversazioni chiassose del postribolo si rifugia il miserabile in qualcuna delle locande le più meschine, ove trova un pagliariccio per passare il resto della notte. Anche qui la questura si reca a far visita, e con lodevolissima sollecitudine nota i nomi di quanti ricevono alloggio ogni sera dai 96 locandieri muniti di regolare licenza.
      Un alleato potente del lôcch è il pignoratario. Contansi in Milano 47 pignoratarii (non dimentichi il lettore che ci riferiamo al 1874) e prestano denaro contro un pegno superiore di due terzi alla somma richiesta, e l'interesse che si paga pel danaro, così preso a prestito, ha un limite minimo del trenta per cento. Tra i pignoritarii son parecchi cocch o manutengoli che comperano la roba rubata per un tenuissimo e quasi vorremmo dire ridicolo prezzo. Daremo più tardi qualche tratto caratteristico di siffatta genia.
      Malgrado che i lôcch campino la vita con mezzi illeciti, tuttavia non ve n'è uno che non sappia all'uopo provare di avere un'occupazione che gli provvegga la sussistenza. Dopochè improvvidamente la legge di pubblica sicurezza riconobbe la libertà di commercio o per parlare seriamente, concesse a chicchessia di fare il merciaiuolo girovago (diritto che prima era consentito solo ai vecchi ed agli impotenti al lavoro) le vie sono ingombre di venditori di fiammiferi, di minuterie, di fotografie di opuscoli, di bosinate, e tutti costoro pretendono di far credere che essi ritraggano i mezzi dì sussistenza dal loro microscopico commercio.


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Milano in ombra.
Abissi plebei
di Lodovico Corio
Civelli Milano
1885 pagine 124

   





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