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      Appena entrati, il lucignolo mandò una luce più viva che ci lasciò vedere dei corpi sdraiati qua e colà, ma il soffio dell'aria, che penetrò là dentro all'improvviso, spense quella povera fiammella, per cui restammo immersi nel buio.
      Indarno si tentò di accendere dei fiammiferi soffregandoli contro l'umido muro, e intanto si sentiva il russare dei dormienti, il muoversi di coloro ch'erano desti, o che in quel punto si erano svegliati, il fruscio della paglia, e un ronzio confuso di animaletti che attivamente si movevano nel buio secondo la loro abitudine. Finalmente si potè accendere un fiammifero di cera, col quale potemmo veder chiaramente quanto ci stava dintorno. E già accosto al limitare dell'uscio un saccone ci sbarrava il passo, vi stavano distesi due miserabili, un facchino e un taglialegna; scavalcammo quell'ostacolo, ed uno dei miei compagni accese di nuovo il lumicino e potemmo così osservare con maggior nostro agio. In un angolo una vecchierella era distesa sopra un altro saccone. Essa poteva contare un settant'anni d'età. Facile era il dirla una mendicante; nessuna traccia le si scorgeva sul volto di quello che poteva essere stata un giorno; era il viso di lei crespo, gli occhi infossati, aveva le ossa zigomatiche sporgenti, il naso adunco il mento aguzzo e prominente, il colorito terreo, tutto insomma contribuiva a renderla orribile, mostruosa. Stava rannicchiata sotto i suoi abiti, che le servivano di coperta, ma che abiti! una gonnella di cotone una volta a righe bianche e cineree, ora tutta a strappi e rappezzata qua e là con cenci di altro colore; dormiva, emettendo certi rantoli ferini, che accennavano un sonno irrequieto, forse rotto da sogni paurosi, turbato da reminiscenze o da previsioni dolorose.


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Milano in ombra.
Abissi plebei
di Lodovico Corio
Civelli Milano
1885 pagine 124