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      Laddove cred'io - e meco lo sentiranno molt'altri - ch'essa all'opposto n'è risultata più compatta e più solida.
      Ma avanti ch'io entri a dire come un tanto programma fu per me redento dall'oblivione e dalla morte - a prezzo della mia fama, della mia pace e del mio sangue; - avanti ch'io tocchi delle immani torture c'ho patito - le quali è bene si sappia quante, e di che sorta le furono, e perchè infertemi e per conto di chi - dirò in succinto attraverso quali peripezie ed accidenti, ed in quanti anni ei dettasse il documento di cui ho presentato il riassunto, il profumo, l'armonia, l'eco vittoriosa e fedele.
      L'idea e il disegno del suo Testamento politico gli furono inspirati dall'abbiezione ogni dì più aggravantesi sovra la patria nostra; - ed egli, nella ricostruzione ideale delle nazionalità differenti, disacerbava il cordoglio da lui sentito acerbissimo pe' connubî con Austria e con Prussia - che Italia tutta oggi abborrendo deplora: - quand'egli fulminava sdegnoso le vergogne d'allora - che sottosopra sono poi le vergogne dell'oggi - quand'egli presentiva imminente, irresistibile l'unità e la federazion delle razze in Europa, emancipate dai loro due più micidiali avversarî, ch'altri ora a forza pretende imporne alleati ed amici.
      Lo incominciava a mezzo l'anno 1873, continuandolo fresca ancor la memoria di taluni viaggi imprudenti a Berlino ed a Vienna: - sotto la sconfortevole impressione di non so quali visite, che per verità non avrieno dovuto mai farsi: - di non so quali uniformi austriache che non avrieno mai dovuto indossarsi.


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Testamento politico del generale Garibaldi e lettera memoranda agli italiani
di Enrico Croce
Alberto Savine Editore
1891 pagine 188

   





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