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      - E perché ti direi io di no? È pur dolce cosa esser della setta di colei che si ama! E tra le mie fortune io non credo minore di quella di aver avuto Platone per maestro, l'altra di aver avuti te ed Aristotele per compagni e Mnesilla per amica. Il piú difficile nello studio della sapienza è l'acquistarne l'amore.
      Se fossi venuto in Italia in altri tempi, forse non avrei trovato facile l'esser ammesso tra pittagorici. Essi allora formavano un collegio(48), in cui i gradi eran molti; difficile era l'esser ammesso al primo, difficilissimo passar da questo agli altri.
      Vi eran de' collegi di uomini e di donne. Tanto ne' primi quanto ne' secondi vi erano i pittagoristi ed i pittagorei. I primi erano piuttosto amici devoti di Pittagora che suoi compagni.
      Pittagora avea fatto in ogni cittá edificare un tempio alle muse(49). Vuoi tu sapere che sia mai un tempio consacrato alle muse? Noi non abbiamo in Grecia simili istituzioni. Ma immagina un edifizio vastissimo, il quale sia tutto consacrato allo studio della sapienza. Vi sono delle sale per tutte le classi di uditori: talune, molto ampie, per li pittagoristi, uomini e donne; talune altre, piú ristrette, per coloro i quali sono iniziati a gradi maggiori. Vi sono delle sale destinate ad uso di biblioteca. Ogni pittagorico, che scrive un libro, rende un omaggio al collegio a cui appartiene, offerendogliene una copia. Molti soglion anche pubblicarlo sotto il nome del collegio e dello stesso Pittagora(50). Cosí i libri de' pittagorici si conservano, e la dottrina si tramanda in un collegio da un'etá all'altra.


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Platone in Italia
di Vincenzo Cuoco
Laterza Bari
1928 pagine 772

   





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