Pagina (72/772)

   

pagina


Pagina_Precedente  Pagina_Successiva  Indice  Copertina 

      Paragonate Pittagora ad Orfeo, a quell'Orfeo che noi altri pittagorici vi abbiam fatto conoscere...
      - Voi? - dissi io. - Come va questo? Orfeo era...
      - Di quel luogo di cui l'abbiamo voluto finger noi. Egli potea esser di tutti i luoghi, perché non esisteva che nella nostra mente. Quei versi orfici che voi avete, e quei riti che essi contengono, sono invenzioni del nostro Cecrope(81), il quale volle dare a voi greci il modello di un uomo che colla sola forza del bello e del vero sapesse rendere i popoli virtuosi e felici... Ma noi non parliamo giá di Orfeo: a me piace che lo crediate realmente esistente. Paragoniamolo a Pittagora.
      Si dice che Orfeo abbia il primo fondate le cittá, perché, nato in etá di ferina barbarie, egli il primo, interprete e sacerdote degli dèi, colla forza della sapienza e coll'incanto dell'armonia, ritrasse gli uomini dalla vita errante delle selve a connubi stabili, a numi certi ed a certe leggi. Pittagora non ha fondate cittá: esse di giá esistevano, ma eran corrotte e prossime a distruggersi per li vizi de' loro cittadini. L'etá era diversa, e diversa la mèta a cui tendevano. Pittagora dovea riordinare ciò che ai tempi di Orfeo dovea crearsi ancora: ma amendue avean necessitá dello stesso genere di sapienza; amendue dovevano usare, ed usarono difatti, gli stessi mezzi per vincer gli animi umani, ai tempi di Orfeo feroci, ai tempi di Pittagora corrotti.
      Il filosofo si contenta di conoscer il vero. Costoro, che io chiamerei "grandi in sapienza popolare", debbono saper di piú: debbon avere, ciò che io reputo piú difficile tra tutte le cose, il modo e quasi direi la temperanza nell'istessa sapienza.


Pagina_Precedente  Pagina_Successiva  Indice  Copertina 

   

Platone in Italia
di Vincenzo Cuoco
Laterza Bari
1928 pagine 772

   





Pittagora Orfeo Orfeo Cecrope Orfeo Pittagora Orfeo Orfeo Orfeo Pittagora Orfeo Pittagora Pittagora