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      I metapontini, i sibariti ed i crotoniati, come i piú potenti degli altri, giá volgevano in mente l'impero universale di questa parte dell'Italia che abitavano. I crotoniati, dopo lungo assedio, aveano finalmente espugnata Siri; questa cittá era stata difesa dai locresi; ed eccoti la cagion della guerra tra Crotone e Locri. Le forze delle due cittá erano molto ineguali; ma la causa di Locri era giusta. Ricorsero i locresi per aiuto agli spartani, i quali, non volendo o non potendo prender parte in una guerra lontana, invece di aiuti diedero consigli, e dissero ai deputati che si raccomandassero a Castore e Polluce. Si fanno de' sacrifici a questi numi, e si ottengono favorevoli augúri. I crotoniati dall'altra parte consultarono l'oracolo di Delfo. La risposta fu doversi prima vincere i nemici coi voti, e poscia coll'armi. Votarono dunque la decima delle spoglie, che avrebbero prese al nemico. Ma i sacerdoti aveano aperto in nome del loro dio un concorso: i locresi offrirono la nona parte. Si dá la battaglia. Si raccontano di quella giornata infiniti prodigi: un'aquila, che durante tutto il tempo dell'azione si vide volare sul campo de' locresi; due cavalieri di corporatura gigantesca, che combatterono per essi; la nuova della vittoria giunta nello stesso giorno in Corinto, Sparta ed Atene. Chi potrebbe ridirti tutto ciò che si è narrato? Fatto fu che quindicimila locresi, risoluti di vincere o di morire, vinsero centomila crotoniati, ammolliti dalle ricchezze, insolenti per la fortuna passata, e per insolenza trascuranti di ogni disciplina.


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Platone in Italia
di Vincenzo Cuoco
Laterza Bari
1928 pagine 772

   





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