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      Parlò de' piaceri, e fece vedere che essi nascono dai rapporti degli oggetti sensibili colla macchina nostra, la quale ha uno stato che chiamar si potrebbe "naturale": cagionan dolore tutte quelle sensazioni che coi loro moti sorpassano la natura, producon piacere tutte quelle che la ristabiliscono. E tutte queste sensazioni non sono che tatto. Cosí noi, parlando del senso del gusto, chiamiamo "acerbo" tutto ciò che lacera violentemente la lingua; se la villica moderatamente, lo chiamiam "salso"; "acre" è tutto ciò che troppo in dentro la penetra, e "dolce" tutto ciò che, sciogliendosi, riman sulla sua superficie.
      Parlò delle malattie del corpo, il quale per conservarsi ha bisogno di alimenti e di respirazione. E questa è un'altra specie di alimento, che si produce per l'orrore che la natura ha pel vòto, e per cui l'aria penetra ne' nostri pori onde supplire a quella che consuma il natural nostro calore. Le malattie sono per soverchia abbondanza, per mancanza o per natural corruzione degli umori. Ma chi potrebbe ripetere tutto ciò che disse sulle malattie dello spirito, or padrone, ora servo di quel corpo che gli è stato dato per suo istrumento?...
      Questo non è che il prospetto di tutto ciò che Timeo insegnerá nel corso delle sue lezioni. Felici coloro che possono sempre ascoltarlo! Un uomo di questa natura non vale forsi un'intera cittá? E quando la sua patria non esisterá piú, quando la sorte delle cose umane avrá distrutto l'impero del gran re, e giaceranno nell'obblio le gare di Sparta e di Atene, e gli uomini avranno obbliata quella lingua che or parlano, non credi tu che Timeo conserverá il suo impero sopra le menti che nasceranno e che i suoi pensieri, simile al formento nascosto sotto terra, riprodurranno di nuovo altri pensieri e spingeranno il genere umano a quella perfezione di cui è capace?


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Platone in Italia
di Vincenzo Cuoco
Laterza Bari
1928 pagine 772

   





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