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      Romolo per i romani è un dio, ma Numa è il piú grande de' mortali. Romolo avea saputo rendersi terribile a tutti i suoi vicini; Numa fece di piú: seppe rendersi venerabile e caro. Senza il lungo regno di Numa, Roma, ancor fanciulla, sarebbe rimasta distrutta dalle sue stesse vittorie, funeste sempre quando non procurano al di fuori la pace e non sono al di dentro accompagnate dalla tranquillitá.
      Tullo Ostilio seppe trar profitto dal lungo ozio di Numa, suo antecessore. Guerriero per indole, richiamò alle armi gli animi riposati. I vicini disprezzavano un popolo, il quale, per la pietá verso gl'iddii e l'osservanza del dritto e della fede, quasi sembrava imbelle; ma nel cimento si avvidero che tutto. ciò non avea fatto altro che renderlo piú costante, piú disciplinato, piú ubbidiente alle leggi, piú tenace e piú atto all'imperio. Ed il vero imperio di Roma fu fondato da Tullo, imperciocché fino a quel tempo i romani non avean fatto altro che difendere la loro indipendenza dalle altre cittá, e specialmente da Alba, nel di cui territorio Roma era stata edificata; ma Tullo distrusse Alba, ne uní i cittadini ai romani, e Roma incominciò a comparir veramente indipendente nella lega delle altre cittá latine.
      Anco Marzio, nipote di Numa e successore di Tullo, riuní il lituo alla spada; fu pontefice savio e guerriero felice.
      Cosí tu hai in questi quattro re quasi personificate la forza, la religione, la disciplina, la quale non è altro che la riunione della religione e delle leggi alla forza, l'imperio, il quale non si acquista né si conserva altrimenti che col numero e colla disciplina.


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Platone in Italia
di Vincenzo Cuoco
Laterza Bari
1928 pagine 772

   





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