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      Per tal modo prevalgon ne' governi quegli uomini mezzo sapienti, i quali, a parer mio, vagliono molto meno di un matto. Ciascuno, seguendoli, crede di seguir se stesso; e nessuno domanda: - Seguo io il vero? -
      Io penso diversamente. Questa altissima prudenza de' popoli è piú facile di quel che si crede. La prudenza delle genti è simile a quella delle cittá; questa non differisce dalla prudenza dell'uomo; e tutte e tre non hanno che un sol principio: la virtú. Tutti gli errori nascon dacché gli uomini quella prudenza, la quale dovrebbe essere il risultato di tutte le altre virtú, han convertita in arte di dispensarsi da ogni virtú. Allora incertezze nelle massime, dubbiezze nei consigli, nell'esecuzione o lentezze o trepidazione. Noi camminiamo per una via, la quale non è quella che dovrebbe condurci al fine. Mettiamoci sulla buona strada, e sapremo subito ciò che si deve fare.
      Il primo e principal consiglio sarebbe che tutti quelli, che noi abbiam detto essere i primi popoli d'Italia, se ne vivessero in pace e non differissero ad altro secolo e ad altra generazione, come fanno sempre gli ambiziosi, il diritto di esser felici. Ma la pace è figlia della virtú: per goderla, è necessitá esser giusto e temperante; persuadersi che in casa propria vi è sempre molto da fare prima di pensare alle case altrui, e che la natura, non mai matrigna, vi ha messo sempre quanto basta alla nostra felicitá.
      Voi direte che tanta giustizia e tanta temperanza non è da sperarsi da nessun popolo; che, quando anche alcuno la osservasse, non l'osserverebbero tutti egualmente, e la cupidigia di un solo renderebbe inevitabile l'ingiustizia di tutti; che, quando anche l'osservassero i grandi, non l'osserverebbero i piccioli, i quali turbano piú de' grandi la pace universale, perché hanno maggiore invidia e maggiori timori e piú frequenti sedizioni, poiché, non essendovi amor di patria, che nella pubblica debolezza s'illanguidisce, ciascun partito è piú inquieto, perché né ricusa né dispera l'aiuto dello straniero potente; ed allora uno di questi popoli potenti è quasi costretto alla conquista, onde l'altro non accresca il suo impero con tali volontarie dedizioni.


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Platone in Italia
di Vincenzo Cuoco
Laterza Bari
1928 pagine 772

   





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