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      Ed io non nego che tutte queste cose sien vere e che, ad ottener durevole pace, convenga toglier di mezzo questi popoletti, per i quali l'indipendenza è un peso superiore alle loro forze. Ma credete voi perciò che l'alleanza coi romani sia necessaria e possa mai esserci utile, e che questa alleanza possa dispensarci dal bisogno della virtú?
      Siamo stati lungo tempo alleati de' romani, abbiam guerreggiato insieme, abbiamo divise le conquiste, e forse la parte che è toccata a noi è stata la maggiore. Di fatti abbiam preso ai volsci tutto quel tratto di terra che si stende sino a Casino e quasi a Sora: grandissima parte e la piú fertile della Campania è nostra; signori, protettori, alleati (che importa il nome?), dominiamo quasi intera la Daunia(572). Quando si è stretta l'alleanza, era il Sannio oh quanto piú potente di Roma! Durante il tempo dell'alleanza abbiam conquistato molto piú di Roma: onde avvien dunque che oggi i romani han forze eguali alle nostre? a buon conto onde avviene che dalla stessa lega e dalle stesse vittorie i romani abbian ritratto maggior profitto di noi?
      Rinnoviamo l'alleanza: ciò non vuol dir altro se non proseguiamo a far sí che Roma s'ingrandisca sempre piú del Sannio, il quale, senza perder nulla, anzi conquistando ancora qualche altra cittá, diventi picciolissimo: ciò, che non ci potrebbe toglier la guerra, perdiamo per un'amicizia malaugurata. E questo che io vi dico, se l'esperienza ve lo prova nel tempo passato, la ragione ve lo dimostra pel futuro.


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Platone in Italia
di Vincenzo Cuoco
Laterza Bari
1928 pagine 772

   





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