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      Ov'è dunque piú Atene?
      Nella prima etá le cittá vivono in pace e quasi s'ignorano a vicenda, perché niun vicendevole bisogno le muove ad armarsi o ad odiarsi. Nella seconda si conoscono e si fanno la guerra, importa poco se con le armi o con quelle furberie che si chiaman arti del commercio.
      Da questa vicendevole guerra, sia d'armi, sia d'industria, io veggo un'irresistibile tendenza di tutte le nazioni a riunirsi; e, siccome ciascuna di esse ama aver le altre piuttosto serve che amiche (tal è la natura del fango di cui Prometeo ci ha impastati), cosí veggo che, ad impedire la servitú del genere umano ed a conservar piú lungamente la pace sulla terra, il miglior consiglio è sempre quello di accrescer coll'unione di molte cittá il numero de' cittadini, prima e principal parte di quella forza, contro la quale la virtú può bene insegnare a morire, ma la sola cieca e non calcolabile fortuna può dar talora la vittoria.
      Non pare a te che la natura, colle diramazioni de' monti e de' fiumi, col circolo de' mari, colla varietá delle produzioni del suolo e della temperatura de' cieli, da cui dipende la diversitá de' nostri bisogni e de' costumi nostri, e colla varia modificazione degli accenti di quel linguaggio primitivo ed unico che gli uomini hanno appreso dalla veemenza degli affetti interni e dall'imitazione de' vari suoni esterni; non ti pare, amico, che essa abbia in tal modo detto agli abitanti di ciascuna regione: - Voi siete tutti fratelli: voi dovete formare una nazione sola? -


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Platone in Italia
di Vincenzo Cuoco
Laterza Bari
1928 pagine 772

   





Atene Prometeo